
Cercare un margine di errore del 0,5%
La maggior parte dei fornitori di lampade UV accetta un margine di variabilità dello 0,3%-5% nell’energia spettrale. Per un processo di cura semplice, questo è sufficiente. Tuttavia, se si lavora con adesivi ad alta precisione o con rivestimenti sottili, proprio in quel margine di errore risiedono i problemi. Si creano infatti delle “zone deboli” nella struttura del materiale trattato.
Sembra una cosa insignificante, ma queste zone impediscono la completa polimerizzazione del materiale, facendo fallire i processi di unione tra i materiali stessi. Abbiamo trascorso gli ultimi sei mesi a lavorare sull’accuratezza nella posizionazione degli elettrodi e sulla qualità del gas utilizzato, al fine di ridurre quel margine di errore a soli 0,5%.
Il segreto per ottenere l’energia giusta
Il problema non sta semplicemente nell’aumentare la potenza della lampada: è un metodo troppo semplicistico e inefficace. Il vero segreto sta nel controllare correttamente l’arco elettrico generato dalla lampada. Abbiamo dedicato molto tempo all’analisi della geometria dell’involucro in quarzo e alla purezza del materiale utilizzato per riempire la lampada. Riducendo la tolleranza sul diametro interno e pulendo il percorso attraverso cui avviene la scarica elettrica, possiamo assicurarci che i fotoni UV colpiscano esattamente il punto desiderato sul substrato.
È un compito estremamente complicato: anche un piccolissimo errore nella posizione degli elettrodi può causare cambiamenti nello spettro energetico emesso dalla lampada. Per evitare ciò, abbiamo impostato valori molto precisi per i nostri elettrodi in tungsteno. In questo modo, l’energia emessa rimane costante da un’estremità all’altra del tubo.
Il fattore termico
Tuttavia c’è un problema: concentrando l’energia spettrale in questo modo, aumenta anche il flusso di calore per centimetro quadrato. Si ottiene quindi l’energia UV desiderata, ma anche molto calore infrarosso. Se si utilizzano queste lampade in sistemi progettati per tubi a bassa densità, si possono verificare problemi: il quarzo potrebbe surriscaldarsi o il substrato potrebbe deformarsi. È quindi necessario assicurarsi che i ventilatori di raffreddamento o i sistemi idraulici siano in grado di gestire il carico aggiuntivo.
Tuttavia c’è anche un aspetto positivo: un margine di errore del 0,5% permette di accelerare il processo di cura. Pertanto, è possibile ridurre la lunghezza del tunnel di trattamento, oppure ridurre la potenza totale necessaria per ottenere lo stesso risultato. Vale la pena provare diverse impostazioni relative alla velocità e alla distanza di trasporto del materiale, per trovare il miglior equilibrio possibile.