
Smettete di considerare la tecnologia di solidificazione con raggi UV semplicemente come un metodo per “asciugare” i materiali.
Se siamo onesti, per molto tempo la tecnologia di solidificazione con raggi UV è stata utilizzata soltanto per far asciugare inchiostri o adesivi. Ma se gestite un’azienda moderna, questo non basta più. Ora è importante sapere come gestire quell’energia emessa dai raggi UV.
Considerate la lampada UV come semplicemente un altro elemento all’interno del vostro sistema. Deve essere in grado di comunicare con i sensori e i controller PLC presenti nel sistema. Perché? Perché è necessario che il processo di solidificazione avvenga nel modo corretto, anche nei minimi dettagli.
Come ottimizzare l’uso della luce
Il problema delle lampade disponibili sul mercato è che sono dispendiose: emettono lunghezze d’onda che i materiali non riescono comunque ad utilizzare. Per risolvere questo problema, regoliamo l’involucro di quarzo e i materiali utilizzati affinché siano in grado di adattarsi perfettamente al fotoiniziatore presente nella resina. In questo modo si evita il problema per cui la superficie sembra essersi solidificata, ma lo strato sottostante rimane ancora appiccicoso.
Inoltre, c’è anche il problema legato all’intensità della luce. Certo, aumentando l’intensità della luce si accelerano i tempi di solidificazione. Tuttavia, ciò genera anche calore. Se si esagera con l’intensità della luce, è possibile che il materiale venga danneggiato. È quindi necessario trovare un equilibrio tra l’intensità della luce e la velocità di movimento del trasportatore.
Integrazione nel sistema
Che si tratti di sostituire un vecchio sistema o di costruire una nuova cella robotica, il contenitore in cui viene inserita la lampada deve essere resistente. Il calore rappresenta infatti un grosso problema. Utilizziamo sistemi di raffreddamento ad aria forzata o a acqua per mantenere le temperature sotto controllo. Se le temperature cambiano, anche la luce cambia, e questo influisce negativamente sulla qualità del prodotto finito.
Per quanto riguarda i cavi di alimentazione, abbiamo abbandonato gli interruttori semplici. Utilizziamo invece sistemi PWM o balast elettronici, che permettono di regolare l’intensità della luce in base a quello che i sensori rilevano.
La realtà
La personalizzazione è utile per ottenere una maggiore precisione, ma rende anche più complesso il sistema di gestione dei componenti di ricambio. Non si può semplicemente acquistare una lampada generica da un fornitore locale. Bisogna affidarsi a una lampada specifica, con caratteristiche spettrali appropriate. Per questo motivo, consiglio sempre di tenere in magazzino circa il 15% in più di lampade di riserva. È un piccolo prezzo da pagare per evitare che un’unica lampada danneggiata metta fuori uso l’intero processo di produzione.